venerdì 31 ottobre 2008
meno 10
Lo cercavo da circa 30 mesi!!!
In pratica lo avevo perso subito dopo averla attivata!!
Non mi era mai servito visto che ho sempre usato la carta per gli acquisti on-line, su internet, dove il codice PIN, non è necessario, appunto.
Invece è indispensabile per pagare nei negozi, negli alberghi, magari all'estero........ che sia un segno del destino??
Devo proprio partire!!!
giovedì 30 ottobre 2008
MENO 11
Non mi sono mai piaciuti i filmati dialettali che si trovano nella rete, specialmente quelli in dialetto veneto, li trovo abominevoli e ributtanti.
Ma questi ragazzi fanno eccezione, sono straordinari.
Gli attori sono spontanei e il dialetto polesano stretto è estremamente genuino (attenzione! se non avete "l'orecchio abituato" risultarà un po' ostico).
Quello che riescono a produrre con i loro scarsi mezzi non ha nulla da invidiare ai film dai budget milardari che si vedono al cinema o in televisione.
Ora non resta che aspettare il terzo capitolo di Nutriaman...
mercoledì 29 ottobre 2008
Conto alla rovescia -12
Sabato ho preso la Decisione (con la D maiuscola) e questa è la naturale conseguenza.
Restano 12 giorni per sistemare le cose più urgenti e poi si parte...
domenica 19 ottobre 2008
Il dado è tratto
Poi sarò "libero".
Sinceramente speravo di poter trascinare la lenta agonia che era il mio lavoro sottopagato ancora per 2 o 3 mesi, ma più passa il tempo e più mi convinco che forse è meglio così.
Questa settimana sarà decisiva,sabato prossimo prenderò delle decisioni.
mercoledì 15 ottobre 2008
Fine delle vacanze?
sicuramente fine del resoconto,
che comincia a diventare troppo pesante....
L'ultima tappa è Malmö, nello stesso campeggio dell'andata, ci riposiamo alcuni giorni prima di tornare.
Il viaggio di ritorno dura meno dell'andata, in poco più di 24 ore siamo a casa.
Dopo una buona dormita rimangono pochi ricordi ma molto piacevoli e una sensazione strana, una specie di depressione post-vacanza.
lunedì 13 ottobre 2008
Resoconto sempre più confuso, parte quarta?
Durante il viaggio abbiamo provato a far rifornimento a Kristianstad, ma ancora una volta la carta ha fatto cilecca!!
Dovete sapere che che in Svezia le carte di credito usano un P.I.N. di 4 cifre a differenza delle carte italiche che hanno il P.I.N. di 5 cifre, nella maggior parte dei casi la nostra carta ha funzionato lo stesso, questa volta però ha fatto i capricci (proprio come a Jönköping).
Per fortuna arriva il solito autoctono svedese munito di Volvo metalliz-scintillante e io cerco di impietosirlo sperando che mi presti la sua carta,
ma stavolta mi è andata male!!
Mi spiega che la sua auto è aziendale e anche la carta di credito è aziendale quindi non la può prestare.
Poteva finire così e invece prende dalla macchina la mappa dei distributori (la potete scaricare qui e se volete ve la recapitano gratis a casa), trova il numero di telefono dell'altro distributore di Kristianstad e telefona al gestore per sapere se accetta carte con un P.I.N. di 5 cifre o in alternativa contanti, quindi gentilissimo, mi da indicazioni per arrivare all'altro distributore; insomma fa di tutto per aiutarmi, io lo ringrazio, di cuore, in svedese: "Tack så micket!"
e allora succede qualcosa di strano perchè gli si illuminano gli occhi e mi sorride: "Varsågod!".
Ci salutiamo così e io vado nell'altro distributore, dove faccio il pieno senza difficoltà.
Arriviamo quasi per caso ad Åhus.
Un posto veramente stupendo, non solo perchè ci distillano la vodka migliore del mondo, (anche se per me questo motivo basta e avanza), la spiaggia, i boschi a 50 metri dal mare, le piste ciclabili, tutto bellissimo... anche il campeggio!
Nella foto potete vedere la mitica tenda
Continua...
domenica 12 ottobre 2008
Resoconto più o meno confuso, parte terza
Il campeggio si chiama Stenåsabadet, abbiamo scelto quello più isolato, era necessario un po' di riposo dopo aver visitato Stoccolma a piedi in lungo e in largo. Non a caso, in questa vacanza ho perso più di due kili, pur mangiando tonnellate di Bregott.
Quando la sera sono andato nel negozio del campeggio (che poi era anche la reception), ho acquistato il pane più nero che avevano (si chiama "fullcorn") e il Bregott, mi ha chiesto se ero sicuro di quel che avevo preso, se davvero mi piaceva quel pane e io ho risposto che era il migliore che avessi mai mangiato (la pura verità), c'è rimasto davvero di stucco! Non pensava davvero che a un italiano potesse piacere, mi ha anche raccontato di quando ha fatto le vacanze in Italia non era riuscito a trovarne e per lui è stato un dramma dato che quello bianco non piace proprio. Infine mi ha consigliato il Bregott con l'etichetta azzura, che dentro ha il sale marino grosso (pur non vendendolo nel negozio), secondo lui l'accostamento perfetto con quel pane. Basta fargli un complimento che questi "freddi" svedesi si sciolgono come la cioccolata dimenticata in macchina!
Una delle tante cose che invece ha stupito me, sono queste specie di edicole che si trovano lungo la strada, davanti le fattorie, dove
Uno arriva, prende quello che vuole (ogni cosa ha il prezzo), mette i soldi nella cassetta e poi se ne va!!!
Qui da noi si porterebbero via pure i sassi del muretto!
Sembrava di essere su un altro pianeta!!
Continua...
lunedì 6 ottobre 2008
Resoconto più o meno confuso, parte seconda
Nel pomeriggio abbiamo visitato la città di Malmö: che città meravigliosa!!
Ancor più bella è Lund, ci siamo stati il giorno dopo!
Giovedì 7 siamo andati alla spiaggia di Falsterbo dove qualcuno ha persino fatto il bagno nel Mar Baltico!!
Sabato 9 smontiamo la tenda e partiamo alla volta di Stoccolma, facciamo tappa a Jonkoping per fare metano,
Riprendiamo al marcia e arriviamo a Stoccolma nel tardo pomeriggio, questo campeggio è molto più piccolo di quello di Malmö, di conseguenza è anche molto più affollato, inoltre è piovuto parecchio e il terreno è un pantano, alla fine troviamo l'unico posto abbastanza asciutto anche perchè è in forte pendenza e così montiamo la tenda (io, la mia dolce metà e l'altrettanto dolce figlio) sferzati da vento e pioggia e alla fine viene così storta (colpa del terreno) che dentro non si può stare in piedi senza che venga il mal di mare.
Naturalmente appena finito di montar la tenda ha smesso di piovere ed è pure uscito l'arcobaleno!
Il giorno (domenica 10) dopo abbiamo visitato Uppsala, mentre lunedì ci siamo procurati 3 "Stockholm card", le quali permettono di usare tutti i mezzi pubblici e di entrare in tutti i musei della città, le abbiamo sfruttate al massimo per quanto consentissero le nostre energie, abbiamo visitato il museo Vasa, lo Skansen, il Nordiska, il National Museum, Gröna lund (bisogna anche divertirsi), la Dom Kirka, il Naturhistoriska, la Culturhuset. A ripensarci oggi mi par di essere stato nella capitale almeno 15 giorni, anzichè solo 4 giorni.
Continua....
domenica 21 settembre 2008
Resoconto più o meno confuso, parte prima
Il navigatore con mappa europea si è rivelato indispensabile per poter trovare con precisione i distributori (anche se non sempre è preciso).
Siamo subito ripartiti, e in poco tempo, abbiamo valicato il confine a Füssen, per giungere nei pressi di Würzburg, dove avevo in programma il secondo rifornimento.
Il posto preciso si chiama Rottendorf e i distributore è self-service, mentre qui in Italia son tutti serviti e io non avevo mai fatto rifornimento tutto da solo, non c’erano istruzioni e le poche parole scritte erano in tedesco. Dopo aver armeggiato con il bocchettone per un quarto d’ora sono riuscito a collegarlo alla macchina e poi ho premuto il bottone ma invece di arogare il gas si è spento tutto l’impianto.
Se capita anche a voi: NON FATELO! Non premete il bottone rosso.
Ormai era mezzanotte passata e non c’era nessuno in giro che potesse aiutarci (o testimoniare), quindi con mooolta calma ho staccato il bocchettone, l’ho rimesso a posto e sono partito sgommando ma con estrema naturalezza.
Siamo andati a Werneck, a circa 30 Km, c’è un altro distributore dove grazie alle istruzioni in 4 lingue con tanto di foto e facendo tesoro della precedente esperienza sono riuscito a fare il pieno velocemente e in completa autonomia. Per la cronaca sulla colonnina dell’erogatore ci sono 2 bottoni: uno verde con scritto “START” e uno nero con scritto “STOP”, questo facilita la vita non poco. Effettivamente ho notato anche un bottone rosso, molto grande anche se un pochino in disparte, con la scritta “EMERGENCY”, ho avuto la tentazione di premerlo ma la mia famiglia mi ha pesantemente dissuaso.
Ancora oggi ho paura di aprire la porta di casa e trovare la polizei che mi vuol arrestare: pikolo ittaliano maffioso und zabotatoren….
Da lì in poi è stato facile, abbiamo fatto rifornimento ogni 3/400 Km ad Hannover e a Flensburg (subito prima del confine con la Danimarca), in terra danese la mia (fino ad allora) sonnecchiante mogliettina mi ha dato il cambio così ho potuto sonnecchiare a mia volta con i piedi sul cruscotto. Infine il Ponte, quello con la P maiscola e dall’altra parte:LA SVEZIA.
Dopo circa 23 ore siamo giunti a Malmö, guidare mi piace, non mi pesa, sono le 4 del pomeriggio e quasi non sono stanco. Troviamo il campeggio e montiamo la tenda, il tempo è terribile, fa freddo, piove e tira vento. Il morale invece è alto.
Continua....
martedì 26 agosto 2008
Ritorno….
che tristezza il ritorno a casa........
Ho ancora troppa voglia di vacanze....
La vigilia di ferragosto ero sull'isola di Öland di fronte al Mar Baltico...
la foto è stata scattata a mezzanotte, la luna si specchia sul mare immobile, l'aria è tiepida, ogni tanto si vede una stella cadere lontano...
(prossimamente avrete il resoconto dettagliato delle vacanze)
domenica 3 agosto 2008
Saluti…..
venerdì si è rotto il clima della mia auto, ma poco importa, oggi parto per le vacanze!!!!
L'auto è stracolma di bagagli e io ho pronta la cartina europea dei distributori di metano, alle 16.00 parto e non so dirvi dove andrò e se tornerò....
Adieu
venerdì 1 agosto 2008
LA VERGOGNA DEI POVERI NEL PAESE DEI RICCHI
Operai, pensionati, precari: sono costretti a vivere ai confini dell´indigenza. E nel Veneto ricco scappano anche dalla vergogna
LA VERGOGNA DEI POVERI NEL PAESE DEI RICCHI
SCHIO la terra più ricca del mondo nasconde il suo ultimo, imprevisto, osceno prodotto: il povero. La carriera del disperato, tra i capannoni della "Manchester d´Italia", è facile e fulminea.
di Giampaolo Visetti
Quella di Luca, 35 anni ricercatore, esemplare. È bastata la chiusura della società che gli affidava le analisi di mercato. I risparmi sono finiti in due mesi. Ora deve scegliere: o mantiene la moglie e il figlio, o paga il mutuo della casa. La sera fa il giro dei negozi per ritirare mele e pomodori che iniziano a marcire. Nella regione più elegantemente "capannonizzata" d´Europa, dove la disoccupazione ufficiale coincide con i giorni di vacanza alla fine degli studi, non occorre però perdere il lavoro. Chi fa la coda per la borsa-spesa dei frati di S. Lucia, ha il posto fisso. A Mario è successo dopo la fine dell´amore con Michela. Settecento euro per l´assegno di mantenimento dei due figli, quattrocento per un nuovo affitto, centocinquanta per bollette e benzina. Divorziare è un diritto da imprenditori: un professore separato, a entrare alla Despar, non ce la fa. Ma nemmeno una sarta, come Silvana. Fino all´anno scorso, a Valdagno, trascorreva la primavera sfogliando i cataloghi dei villaggi-vacanze in Sardegna. Perso il marito, passa il sabato a pulire magazzini. La domenica esce a pranzo con la figlia: 90 centesimi a testa, carne e contorno nella mensa della Caritas. «La festa - dice - mangiavamo sempre fuori. Non voglio che mia mamma capisca».
Il fronte dei poveri più invisibili, nel Veneto dei ricchi più appariscenti, sono però le parrocchie. È ancora qui, nelle sacrestie discrete della Pedemontana, che attorno alle sette del mattino si infila un ateo esercito di bancari, operai, commesse, manovali, cameriere e pensionati. Sono gli stessi che un´ora dopo si incontrano in giro, al lavoro. Agli immigrati contendono tre cose: vestiti, scarpe, panini. «Sono troppe - dice l´economista Enzo Rullani - le famiglie che viaggiano sotto i 1300 euro al mese. È un segmento importante di società, alimentato da quel macigno impressionante che è la paralisi decisionale dell´apparato pubblico». Se c´è la gita scolastica da pagare, si spiega che il figlio ha la febbre. Quando si scopre il ticket, si rinvia la visita medica all´autunno. Se si rompe la lavatrice, si unisce distrattamente il bucato a quello dei nonni. A Padova ha appena riaperto il vecchio banco dei pegni e le gioiellerie sono tornate ad esporre un cartello: «Compro oro». Clienti di questa mattina: signore con i denti guasti, universitari con la retta annuale, padri con la rata dell´auto, artigiani con le cambiali per le tasse. Tutti veneti, venetissimi, normalissimi e perfino convinti serenissimi. Eppure, a Dueville, sul cavalcavia c´è scritto: «Via i poveri».
Un´amnesia, nella culla dei «poareti» emigrati in mezzo mondo. Ma è qui, davanti ad una fila di Rolex d´oro in vetrina, che si annuncia il vento di una crisi senza precedenti. Gli orologi sono in «offerta cresima». Dietro l´estremità dell´eccesso affiora l´impercettibile punta dell´iceberg dell´impoverimento sommerso del Paese. Dentro, si sente lo scricchiolio di una regione ancora ricca, ma terrorizzata dallo spettro di un passato di privazioni.
Una frana in movimento. «Se anche il Veneto comincia a non farcela più a stare dentro - dice don Giovanni Sandonà, direttore della Caritas di Vicenza - significa che l´Italia ha rinunciato ad affrontare la sua emergenza più drammatica». Le cucine popolari di via Tommaseo, davanti alla stazione di Padova, occupano i duecento metri più miserabili del forziere del Nordest.
Fino a tre anni fa, suor Lia serviva immigrati, barboni, prostitute e drogati. Ora la metà dei buoni-pasto viene presentata dai pendolari del centro, decorosi e umidi di colonia, e dai vecchi del quartiere Due Palazzi, sempre protetti dal berretto di lana. Sono le 13 e la mensa somiglia ad un forte assediato. Sulla strada stazionano due Mercedes grigie dei «Comitati per la sicurezza». Le ronde della Lega controllano chi entra e chi esce e distribuiscono volantini: «Via la feccia e i fannulloni». Pensavano ai clandestini. Invece scoprono che «la feccia» è sempre più «padana», sempre più «normale», sempre più «occupata», praticamente «gente di famiglia». Uno choc. «È impressionante - dice suor Lia - la rapidità dell´incattivimento sociale. Si pretende di ghettizzare il bisogno in aree invisibili. Non vogliamo vedere la povertà perché smaschera il deserto che la genera». Il problema è che molti la misurano, ma pochi ci riescono. Tra Verona e Treviso la povertà è una colpa, una malattia, una vergogna. Chi si macchia di questo reato deve nascondere il suo sigillo. O fuggire.
«Conosco famiglie - dice il poeta Andrea Zanzotto - che riprendono i treni dei nonni emigrati in Francia e Germania, o che ripartono per le Americhe. L´onda della ricchezza sicura è passata. Ma a far soffrire di più non sono le ristrettezze: scappano dal giudizio di fratelli e amici, dal confronto impietoso con il successo dei vicini». Del resto la «zona grigia», anche nella «Cina d´Europa», si allarga. Il Banco alimentare del Veneto, nel 2007, ha distribuito 497 tonnellate di cibo ad oltre 50 mila persone. I dormitori sono schizzati a quota 566, le mense popolari a 4974, i centri che distribuiscono vestiti a 1147. Due utenti su tre sono locali. Le famiglie povere, con meno di 1581 euro in quattro, sono 86969: 280 mila individui sotto i 582,20 euro al mese.
L´area a rischio povertà quest´anno supererà il 12%, 530 mila persone: la seconda città della regione. Un povero su 5 ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato e il 23,9% della popolazione non è in grado di reggere una spesa imprevista. Il 16,1% fatica ad acquistare alimenti e vestiti necessari. Nell´ultimo anno, nei ricoveri notturni della regione, la presenza di italiani è raddoppiata. Solo a Padova il 70% delle pensioni è inferiore a mille euro al mese. A Treviso l´indigenza assoluta, in sette anni, è cresciuta di un terzo e per la prima volta supera il 5%. A Vicenza il microcredito diocesano, che offre un massimo di 3 mila euro per fronteggiare difficoltà economiche temporanee, è aumentato del 50%: sette domande su dieci sono di vicentini con il posto fisso. «Rispetto al resto d´Italia - dice il direttore scientifico della Fondazione Nordest, Daniele Marini - restiamo un´isola felice. Per la prima volta però le imprese chiuse superano quelle aperte e la crescita è sotto il 2%. L´inedito impoverimento è frutto di grandi difficoltà nascoste».
Tra Schio, Thiene, Bassano e Montebelluna la processione dei «neocolpevoli di povertà» inizia alle 9. È la faccia della crisi di tessile, calzaturiero e abbigliamento. Davanti ai centri per l´impiego, fuori dalle 62 neonate «Agenzie di somministrazione di lavoro temporaneo», vagano centinaia di persone. Stipate nelle auto per dividere la benzina, fanno il giro di tutti gli sportelli. Depositano domande, verificano proposte. La maggioranza è del posto, tra i 45 e i 55 anni. Otto su dieci hanno un diploma di scuola superiore. Nove su dieci, perso il posto, non ne trovano un altro. Gli immigrati, disposti a tutto, vengono assunti direttamente. Per questo i veneti impoveriti odiano gli stranieri in fuga dalla fame. Criminalità e sicurezza coprono il problema più profondo: la concorrenza per una vita normale.
Il nemico, però, è comune: Cina, India, l´Est, il pezzo di mondo che sta scatenando il cortocircuito del Triveneto. Come a San Vendemiano. Leggendo la «Tribuna» il popolo dei mutui a tasso variabile ha scoperto che il secondo contribuente del paese, dopo Del Piero, è diventato uno sconosciuto contoterzista di Pechino. Solo protetto dall´anonimato il direttore di un ufficio di collocamento accetta di spiegare «la devastante guerra contro il fallimento» che scuote la culla del benessere. «Il cancro - dice - sono le agenzie interinali. Dovrebbero assumere, trattenere l´1% dello stipendio, garantire la paga nei periodi di mobilità. Nessuno applica la legge. La crisi è drammatica, la concorrenza spietata. Si tengono fino al 15% della paga, se finisci a spasso non coprono nulla. Prendere o lasciare: i ricchi diventano ancora più ricchi e la nuova massa dei poveri, per le statistiche, non è neppure disoccupata». Antonio, 39 anni di Arsiero, bussa da due anni alla porta dei suoi «agenti». Perito meccanico, raccatta meno di 500 euro al mese facendo il facchino a giornata. In aprile, lo sfratto. La moglie, con i due figli, è tornata nell´appartamento della madre. Troppo piccolo, per tutti. Lui, per un letto, fa il badante della zia.
La famiglia si riunisce ai giardini, dove la sera mangiano triangoli di pizza avanzata. Fino al 2006 era una famiglia normale: ora sono stritolati dal prestito chiesto ad una finanziaria on-line. «Ci ostiniamo a parlare di povertà - dice il sociologo Alessandro Castegnaro - invece il dramma è la nuova vulnerabilità. In tutta Italia cresce spaventosamente una invisibile società vulnerabile, con il fiato sul collo, priva di risorse per l´imprevisto. Si discute di Pil e competitività, si tace la mancanza di una rete di protezione contro l´esclusione sociale, contro la nuova esposizione di massa all´impoverimento».
In pochi giorni, senza colpa, si può finire dall´ufficio alla strada, dal tavolo di famiglia alla mensa delle suore. «La precarizzazione della vita - dice la ricercatrice Maria Bezze - è l´incubo fuori statistica che mina la nostra civiltà».
Matrimonio, lavoro, casa, pensione, possono saltare in ogni momento. Le conseguenze, psicologiche e politiche, sono incontrollabili.
All´Auchan di Mestre la «sindrome della quarta settimana» è una barzelletta vecchia. Bar e pizzerie si svuotano già con la seconda. Dalla metà del mese la pasta di marca resta sugli scaffali. Nella terza esplodono le spese con le tessere di credito. «Poi - dice la veterana delle cassiere - lavoriamo tre ore al giorno. E solo con le offerte». Una bomba innescata e sepolta. Vendere auto e telefonino, disdire il satellite e ripiegare su Jesolo, in Veneto non è un ritorno alla semplicità.
«Senza negri, cinesi e zingari - dice Nicola, 52 anni, contabile in una cartiera di Rossano - ce ne sarebbe per tutti. Scegliamo quelli che ci servono e teniamoci le badanti: gli altri a casa loro». Un percorso elementare, bruciato in pochi anni: sacrifici, ricchezza, impoverimento, paura, territorialismo, xenofobia, tolleranza zero. «I numeri - dice Tiziato Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan - non bastano a leggere la vita.
La miseria del Veneto, come nel resto d´Italia, è molto peggiore di quanto appaia. I tempi di reazione dello Stato sono inadeguati e stanno per scadere.
Siamo l´unica nazione europea priva di un piano di lotta alla povertà. Si confonde il welfare con la carità, seminiamo soldi invece che organizzare servizi. Così l´indice di disuguaglianza tra ricchi e poveri è il più alto del continente».
Steso su una panchina della stazione di Verona, Tiziano non ci ha mai pensato. Ha 59 anni, da 40 lavora in una segheria. Fino a ottobre era caporeparto. Poi gli hanno scoperto una malattia rara, contratta in Costa D´Avorio. È uscito dall´ospedale a fine maggio. Non ha più trovato la moglie, la casa, il lavoro. Fruga nei cestini e non sa, come dice Chiara Saraceno, che «anche la Finanziaria 2008 accentua gli squilibri redistributivi e non prevede misure per il contrasto della povertà». Per lui contano solo tre parole, che ripete come un rosario: «Sono rimasto solo». È questa la condanna muta che incombe su una terra di irripetibile grandezza, apripista per il resto del Paese: il passaggio dall´indigenza inconfessata alla rottura delle relazioni personali. L´Italia della povertà facile regredisce nella solitudine cronica. Anche il Veneto della solidarietà, tra Schio e Mogliano, avverte per le prima volta la febbre della sconnessione sociale. «Perché siamo fatti così - dice lo scrittore Ferdinando Camon - : senza soldi e lavoro prima ci chiudiamo, poi esplodiamo. Qui nessuno si rassegna, piuttosto sparisce. Ormai o si vive in nero, o si è morti: ma se la legalità diventa un lusso per pochi, il federalismo di Bossi fa ridere. Nell´impoverimento cresce solo una generazione violenta e pronta a tutto».
Corso Palladio, a Vicenza, è la sintesi dell´opulenza nordica al crepuscolo. Una mamma torna da scuola con la figlia. Controllano i prezzi di certe pentoline. Li scrivono in un quaderno, uno ad uno.
Poi passano al negozio di biancheria, quindi dall´orefice.
Compilano cataloghi completi per altri, imminenti shopping immaginari. Un barista dice che ogni giorno è così. Fino a settembre faceva la chimica in un caseificio. Adesso, la sera, porta la bambina dagli ex suoceri, indossa il vecchio camice e bussa al santuario di Monte Berico. Non ha più un euro, mai un acquisto, pulita come la felicità. Replica la commedia di un ruolo e interpreta un sogno, come i sommersi di un Veneto nuovo. Quel «Momento», nella vita, è passato e non se ne sono accorti.
giovedì 24 luglio 2008
Scuola
Ieri ho visto una signora che faceva provare al figlio il grembiulino azzurro.
Ma non è un po' troppo presto??
domenica 6 luglio 2008
Nuovo acquisto
| Da Balorso |
Dopo cinque mesi ho acquistato un nuovo navigatore GPS.
Costo: 99 Euri da Mediaworld con mappe europee.
Molto ma molto interessante, sembra funzionare meglio del mio vecchio TomTom che ho pagato più del doppio. Ma non credo che lo userò tutti i giorni, son troppo paranoico, ho paura che me lo freghino e con la fortuna che mi ritrovo mi forzeranno la serratura dalla parte del passeggero chè è l'unica che funziona. Sarà invece molto utile durante le vacanze, che saranno "on the road".
Per ora ho trovato solo due difetti: il primo è che il supporto va agganciato alle alette delle bocchette di aereazione, praticamente una schifezza, senza contare che nella mia auto le alette sono verticali e non orizzontali e neanche volendo si può utillizzare. Ma sono riuscito a togliere i ganci al supporto e a fissarlo con una vite alla plancia, dove ci sono due bottoni "finti" (probabilmente esistono sulla versione diesel), quindi non ho rovinato la plastica del cruscotto. Il risultato è eccellente sia dal punto di vista estetico che da quello funzionale.
Il secondo difetto è il più grave, si tratta del faccione della foto, mi mette ansia e malumore
Comunque ormai l'ho acquistato, speriamo che duri almeno un annetto!!!
mercoledì 2 luglio 2008
Aggiornamento
Ho scoperto che il copertone dentro aveva ancora una discreta quantità di liquido lattescente e appiccicoso, perchè il liquido si solidifichi sul foro, proprio dove serve e solo lì, non credo lo capirò mai.
In compenso sono riuscito a recuperare il pezzo di bastardo-metallo:
Come ha fatto a conficcarsi nella mia gomma?? Perchè??
Anche questo non lo sapremo mai....
Oggi la macchina è pronta e quindi si può lavorare.
Che peccato!!