venerdì 18 luglio 2014
Ma come si fa......
E adesso?
Ma come si fa a spiegare ad uno svedese che nel 2012 e' stata approvata una legge grazie alla quale, per l'ennesima volta, Berlusconi viene assolto? Come si fa?
Lo svedese ti guarda, poverino, non capisce.....
Per fortuna, da oggi sono in ferie, cosi' potro' andar lontano dalla Svezia, ma soprattutto dall'Italia.
giovedì 20 marzo 2014
Vacanze in Italia, perche'?
Perche' il noleggiatore non mi ha fornito un'automobile che abbia le gomme da neve o le catene nel baule, visto che c'e' l'obbligo delle "dotazioni invernali"??
Perche' c'e' l'obbligo delle "dotazioni invernali" se ci sono 15 gradi??
E perche' guidano che i paraurti sembrano quasi toccarsi? Nessuno ha mai sentito parlare di distanze di sicurezza??
Perche' le corsie autostradali sono cosi' strette??
Perche' per andare da Orio al Serio a Vicenza Nord in autostrada devo pagare 12 euro?
E perche' lungo la statale ci sono autovelox ogni 3 kilometri??
Perche' a gestire la "Trattoria da Cicci, specialita' polenta e lumache" ci sono uno slavo, una romena e un nordafricano?
venerdì 28 settembre 2012
La terra dei lombrichi
Si dice che tutto il mondo e' paese, infatti pure in Svezia ci sono stati dei casi simili....... Un certo Håkan Juholt ha percepito indebitamente 400 euro al mese per un paio di anni e poi c'e' il celeberrimo scandalo del Toblerone (non si tratta di una metafora cioccolatofallica) in cui Mona Sahlin ha fatto "spese pazze" per si' e no 5000 euri...... Ma a questi due, seppur le indagini abbiano stabilito che non si trattava di reato, gli hanno "fatto il culo"......da parte dei giornali, dell'opinione pubblica, persino i compagni di partito... tanto che alla fine si sono dovuti dimettere, magari con una scusa, ma si sono fatti da parte. Mona Sahlin ha continuato a far politica e, sebbene siano passati quasi vent'anni, ogni tanto le rompono le balle con il vecchio scandalo del toblerone.
Ma qui stiam parlando di lombrichi con la faccia come il culo, senza piu' ne' dignita' ne' vergogna, che rubano con il sorriso sulle labbra, mentre spiegano che la legge e' dalla loro parte (per forza, se la son scritta loro!!).........ma non c'e' proprio nessuno disposto a tirargli un paio di monetine.....
giovedì 6 settembre 2012
Scoprite le differenze
Oggi Beppe Grillo ha pubblicato un post che io avevo pubblicato tre mesi fa: che onore!!!
Che faccio ora???
Lo cito in giudizio come fossi un Apple qualunque??
martedì 24 luglio 2012
Complotto!!!
I giudici comunisti che complottano in segreto, si sono alleati con i giudici svedesi (comunisti e biondi) per seminare odio e gettare discredito, ancora una volta, sull'Italia. Hanno fatto scrivere notizie false sui giornali.....
http://www.dn.se/ekonomi/nara-van-knyts-till-maffian
Senator Marcello Dell’Utri, 70, är en nyckelperson i Berlusconis liv, såväl politiskt som ekonomiskt. Han är mannen som 1993–94 byggde upp partiet Forza Italia, enligt samma modell som han tidigare skapat reklambolaget Publitalia. Han började jobba för Berlusconi redan 1964.
1973 anställde Dell’ Utri maffiabossen Vittorio Mangano som stalldräng på Berlusconis gods Arcore. I efterhand har han sagt att han inte visste vem Mangano var. Dell’Utri har också hyllat honom offentligt och kallat Mangano en hjälte, eftersom han teg i fängelset och vägrade svara på frågor. En annan av Dell’Utris hjältar är Italiens diktator Benito Mussolini.
Dell’Utri är dömd såväl i första (2004) som i andra instans (2010) för samröre med den sicilianska maffian Cosa nostra. Uppväxt i Palermo har han beskrivits som Cosa nostras ambassadör och kontakt med Italiens politiker. I andra instans bekräftade domstolen hans kontakter med maffian, men bara fram till och med 1992. De skulle enligt hovrätten inte ha fortsatt efter att Berlusconi blev politiker 1994.
http://www.dn.se/ekonomi/nara-van-knyts-till-maffian
martedì 12 giugno 2012
Breve storia di una generazione
Eravamo ragazzi e ci dicevano:
"Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita". Studiammo.
Dopo aver studiato ci dissero: "Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!". Lo imparammo.
Dopo averlo imparato ci dissero: "Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere come muratore o pasticcere?". Ci convinsero e lasciammo perdere.
Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli.
Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro.
Non facemmo figli - per senso di responsabilità - e crescemmo.
Così ci dissero, dall'alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni '60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: "Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia".
E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre.
Ci riproducemmo e ci dissero: "Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili".
A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo.
Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa.
Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il "Sistema Italia" fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra.
Allora ci dissero: "Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?".
A quel punto non potemmo che rispondere: "Andatevene affanculo!".
mercoledì 7 marzo 2012
L'incazzato
Riprendo i dodici motivi per non vivere in Svezia come spunto.
Stefano Benni nel libro "Barsport 2000" ha descitto con rara maestria la figura de "L'incazzato da bar".
Una persona a cui non va bene nulla, che vede il bicchiere mezzo vuoto oppure ......mezzo vuoto.
Ecco un esempio di discussione con un incazzato-da-bar:
- Incazzato: ”Io avrei la soluzione ai problemi del traffico: tutti senza macchina!”
- Non-Incazzato: ”Giusto, infatti io non ce l'ho.”
- Incazzato: ” Ma scusi signore, se lei non ce l'ha, perché deve parlare a nome mio che ce l'ho? Se tutti ragionassero come lei....”
L'incazzato-da-bar ragiona in maniera tanto complessa quanto perversa: stigmatizza l'evasione fiscale ma si vanta di non pagare le tasse, odia la ressa ma ogni agosto va a Riccione, disprezza la telvisione ma la guarda 12 ore al giorno.
Una notevole percentuale della popolazione italiana e’ composta da incazzati-da-bar, ne consegue che anche tra gli immigrati italiani in Svezia, l’incazzato-da-bar sia presente in maniera altrettanto significativa.
Ecco un esempio di discussione con un ”incazzato-da-bar-italico-svedese”:
- Incazzato: ”La Svezia e’ proprio un paese dimmerda!”
- Non-Incazzato: ”….perche’??”
- I: ”Ieri mi e’ successo X (dove X indica un evento qualsiasi, per esempio: trovare un commesso sgarbato, un vicino alticcio, pestare una cacca di cane, un tubo rotto, perdere gli occhiali da sole). E' stato terribile!!!"
- N: ”Beh!! Una botta di sfiga puo' capitare..."
- I: ”Ma non e' mica sfiga, qui e' la regola, conosco uno svedese che mi ha confermato che anche a suo cugino e’ successa proprio la stessa identica cosa. Ma io mi chiedo come sia possibile che succedano certe cose in un paese che dice di essere civile….. la Svezia fa proprio schifo!!!”
- N: ”In fondo ti e’ andata molto bene, se ti fosse successo in Italia, avresti avuto molti piu’ problemi…”
- I: ”Scusa, ma questo checcentra?? Io mica sto facendo un confronto!! Se c'e' qualche cosa che non va in Svezia e' giusto dirla, per correttezza. Non possiamo mica sempre fare paragoni, anche perche’ qualcuno che sta peggio lo si trova sempre. Se tutti ragionassero come te....”
- N: ”No, no, in effetti potrebbe essere meglio, la Svezia mica e’ perfetta, lo so. Pero’ in Italia su questo siamo messi proprio male, purtroppo. Gli svedesi sono avanti anni luce rispetto a noi…”
- I: ”Aaah, ho capito! Tu sei uno di quelli che subito pronti a sputare sulla propria patria! Macchetticredi?? Guarda che tutto il modo e' paese! Te lo dico io! Ma in fondo ti capisco, sei appena arrivato e vedi tutto bello, vedrai che tra qualche mese mi darai ragione anche tu, come tutti gli altri. Ne ho visti tanti come te sai.... prima tutto bello e dopo neanche 6 mesi son tornati in Italia con la coda tra le gambe..."
- N: ”Veramente io abito in Svezia da 4 anni e mi trovo benissimo..."
- I: ”Allora sei uno di quelli che sta in Svezia perche' gli conviene, mi fai proprio pena..."
giovedì 16 febbraio 2012
Ottavo motivo per NON vivere in Svezia
sabato 12 novembre 2011
”Jag vill inte stanna i Italien”
lunedì 24 ottobre 2011
martedì 31 maggio 2011
Lo zio
Stavo meditando di fare un post su mio zio, quando ho visto una cosa che non centra nulla con i parenti:
"Italien avgör eurons framtid"
Slaget om Grekland och Portugal är redan förlorat. Det säger Edward Altman, en av världens mest inflytelserika forskare inom finansvärlden, på tillfälligt besök i Stockholm.
Och andra länder väntar. Italien blir det land som kommer att avgöra hela eurons framtid.
-Spelet är över för Portugal och Grekland. Det enda som kan förlänga det här är fortsatta räddningspaket och att man säljer ut statliga tillgångar, men det kommer inte att räcka, säger Edward Altman, som är professor på Stern School of Business.
Krisen redan här
Edward Altman arbetar med en ny modell som ska vara bättre på att förutse framtida ekonomiska kriser och på sätt och vis är den nya krisen redan här, menar Altman. Frågan är bara hur stor den blir, något som varken avgörs i Grekland eller Portugal.
-Efter Grekland kommer Portugal. Irland är redan där, och sedan kommer nyckelländerna som avgör om euron kommer att överleva. Först Spanien och sedan tror jag att det avgörande slaget kommer att vara i Italien, säger Altman.
Har inte råd att rädda Italien
-Europa har råd att betala för en statsbankrutt i Grekland, Portugal och till och med i Spanien, men inte i Italien, eftersom Italiens statsskuld är så stor. Därför hänger hela krisens omfattning och eurons framtid på hur Italien lyckas med sina besparingar.
-När de väl faller, så är spelet över.
Qui trovate l'articolo originale!
Chissa' cosa pensa lo zio..........
domenica 23 maggio 2010
Senza titolo 4
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| Da Balorso |
l nuovo proprietario è un consorzio internazionale che ha deciso di procedere a un "investimento solido in questi tempi turbolenti", si è limitata a indicare la casa di vendita specializzata David Feldman SA. Dei quattro acquirenti potenziali, solo due hanno preso parte alla vendita, che si è svolta a porte chiuse.
Il 'Treskilling Giallo' è unico: è stato stampato per errore nel 1857 in giallo mentre avrebbe dovuto essere di colore verde. Nel 1885, un ragazzo di 14 anni ha trovato il francobollo affrancato a una lettera conservata dalla nonna. Questo è poi passato di mano in mano, comprato e rivenduto da collezionisti celebri, acquistando sempre più valore. In particolare è appartenuto al re di Romania. L'ultimo detentore è stata una banca svizzera che l'aveva ricevuto a titolo di garanzia.
venerdì 15 gennaio 2010
Rcercato!
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| Da Balorso |
ROMA (15 gennaio) - L'Fbi ha diffuso le foto “invecchiate” con l'aiuto del computer, di Osama bin Laden e altre dei terroristi più ricercati. Le immagini originali sono state modificate da specialisti dell'Fbi per mostrare il possibile aspetto odierno dei terroristi considerando l'invecchiamento.
Nel caso di Osama bin Laden i disegnatori dell'Fbi hanno elaborato due immagini, partendo dalla foto più famosa del terrorista più ricercato dagli Stati Uniti, quella che mostra bin Laden con il solito turbante bianco, ma con la barba lunga e ingrigita. La seconda immagine prende invece una strada diversa, immaginando come potrebbe apparire oggi il leader di Al Qaeda senza il turbante e con la barba molto più corta e grigia.
«Queste nuove immagini sono un buon esempio di come i progressi nella scienza e nella tecnologia possono essere usati per assicurare alla giustizia un ricercato», ha affermato un funzionario dell'Fbi. Sulla testa di Osama bin Laden il governo Usa ha posto una taglia di 25 milioni di dollari.
Una volta bastava una matita e un buon disegnatore, ma forse grazie ai progressi nella scienza e nella tecnologia il risultato e' migliore.
Preparate i 25 milioni, so dove trovare Osama bin Laden!
A Södertälje ce ne sono almeno tremila!!!!!
(e se volete c'e' prendete anche mio zio, che e' uguale uguale!)
giovedì 17 dicembre 2009
mercoledì 4 novembre 2009
sabato 14 marzo 2009
Pianura padana
venerdì 14 novembre 2008
stoccolma
Il volo è andato bene, mi sono perfino appisolato in aereo.
Il trasferimento in autobus dall'aereoporto alla città mi è sembrato più lungo del volo, sicuramente più noioso.
Ancora non ho deciso se mi piace l'ostello, la camera è molto piccola, però c'è internet wireless oltre a molte postazioni nei corridoi, naturalmente gratis.
Non ho cenato ma sono molto stanco, mi addormenterò lo stesso. E poi non vedo l'ora, domani, di fare una bella colazione stile svedese.
domenica 19 ottobre 2008
Il dado è tratto
Poi sarò "libero".
Sinceramente speravo di poter trascinare la lenta agonia che era il mio lavoro sottopagato ancora per 2 o 3 mesi, ma più passa il tempo e più mi convinco che forse è meglio così.
Questa settimana sarà decisiva,sabato prossimo prenderò delle decisioni.
venerdì 1 agosto 2008
LA VERGOGNA DEI POVERI NEL PAESE DEI RICCHI
Operai, pensionati, precari: sono costretti a vivere ai confini dell´indigenza. E nel Veneto ricco scappano anche dalla vergogna
LA VERGOGNA DEI POVERI NEL PAESE DEI RICCHI
SCHIO la terra più ricca del mondo nasconde il suo ultimo, imprevisto, osceno prodotto: il povero. La carriera del disperato, tra i capannoni della "Manchester d´Italia", è facile e fulminea.
di Giampaolo Visetti
Quella di Luca, 35 anni ricercatore, esemplare. È bastata la chiusura della società che gli affidava le analisi di mercato. I risparmi sono finiti in due mesi. Ora deve scegliere: o mantiene la moglie e il figlio, o paga il mutuo della casa. La sera fa il giro dei negozi per ritirare mele e pomodori che iniziano a marcire. Nella regione più elegantemente "capannonizzata" d´Europa, dove la disoccupazione ufficiale coincide con i giorni di vacanza alla fine degli studi, non occorre però perdere il lavoro. Chi fa la coda per la borsa-spesa dei frati di S. Lucia, ha il posto fisso. A Mario è successo dopo la fine dell´amore con Michela. Settecento euro per l´assegno di mantenimento dei due figli, quattrocento per un nuovo affitto, centocinquanta per bollette e benzina. Divorziare è un diritto da imprenditori: un professore separato, a entrare alla Despar, non ce la fa. Ma nemmeno una sarta, come Silvana. Fino all´anno scorso, a Valdagno, trascorreva la primavera sfogliando i cataloghi dei villaggi-vacanze in Sardegna. Perso il marito, passa il sabato a pulire magazzini. La domenica esce a pranzo con la figlia: 90 centesimi a testa, carne e contorno nella mensa della Caritas. «La festa - dice - mangiavamo sempre fuori. Non voglio che mia mamma capisca».
Il fronte dei poveri più invisibili, nel Veneto dei ricchi più appariscenti, sono però le parrocchie. È ancora qui, nelle sacrestie discrete della Pedemontana, che attorno alle sette del mattino si infila un ateo esercito di bancari, operai, commesse, manovali, cameriere e pensionati. Sono gli stessi che un´ora dopo si incontrano in giro, al lavoro. Agli immigrati contendono tre cose: vestiti, scarpe, panini. «Sono troppe - dice l´economista Enzo Rullani - le famiglie che viaggiano sotto i 1300 euro al mese. È un segmento importante di società, alimentato da quel macigno impressionante che è la paralisi decisionale dell´apparato pubblico». Se c´è la gita scolastica da pagare, si spiega che il figlio ha la febbre. Quando si scopre il ticket, si rinvia la visita medica all´autunno. Se si rompe la lavatrice, si unisce distrattamente il bucato a quello dei nonni. A Padova ha appena riaperto il vecchio banco dei pegni e le gioiellerie sono tornate ad esporre un cartello: «Compro oro». Clienti di questa mattina: signore con i denti guasti, universitari con la retta annuale, padri con la rata dell´auto, artigiani con le cambiali per le tasse. Tutti veneti, venetissimi, normalissimi e perfino convinti serenissimi. Eppure, a Dueville, sul cavalcavia c´è scritto: «Via i poveri».
Un´amnesia, nella culla dei «poareti» emigrati in mezzo mondo. Ma è qui, davanti ad una fila di Rolex d´oro in vetrina, che si annuncia il vento di una crisi senza precedenti. Gli orologi sono in «offerta cresima». Dietro l´estremità dell´eccesso affiora l´impercettibile punta dell´iceberg dell´impoverimento sommerso del Paese. Dentro, si sente lo scricchiolio di una regione ancora ricca, ma terrorizzata dallo spettro di un passato di privazioni.
Una frana in movimento. «Se anche il Veneto comincia a non farcela più a stare dentro - dice don Giovanni Sandonà, direttore della Caritas di Vicenza - significa che l´Italia ha rinunciato ad affrontare la sua emergenza più drammatica». Le cucine popolari di via Tommaseo, davanti alla stazione di Padova, occupano i duecento metri più miserabili del forziere del Nordest.
Fino a tre anni fa, suor Lia serviva immigrati, barboni, prostitute e drogati. Ora la metà dei buoni-pasto viene presentata dai pendolari del centro, decorosi e umidi di colonia, e dai vecchi del quartiere Due Palazzi, sempre protetti dal berretto di lana. Sono le 13 e la mensa somiglia ad un forte assediato. Sulla strada stazionano due Mercedes grigie dei «Comitati per la sicurezza». Le ronde della Lega controllano chi entra e chi esce e distribuiscono volantini: «Via la feccia e i fannulloni». Pensavano ai clandestini. Invece scoprono che «la feccia» è sempre più «padana», sempre più «normale», sempre più «occupata», praticamente «gente di famiglia». Uno choc. «È impressionante - dice suor Lia - la rapidità dell´incattivimento sociale. Si pretende di ghettizzare il bisogno in aree invisibili. Non vogliamo vedere la povertà perché smaschera il deserto che la genera». Il problema è che molti la misurano, ma pochi ci riescono. Tra Verona e Treviso la povertà è una colpa, una malattia, una vergogna. Chi si macchia di questo reato deve nascondere il suo sigillo. O fuggire.
«Conosco famiglie - dice il poeta Andrea Zanzotto - che riprendono i treni dei nonni emigrati in Francia e Germania, o che ripartono per le Americhe. L´onda della ricchezza sicura è passata. Ma a far soffrire di più non sono le ristrettezze: scappano dal giudizio di fratelli e amici, dal confronto impietoso con il successo dei vicini». Del resto la «zona grigia», anche nella «Cina d´Europa», si allarga. Il Banco alimentare del Veneto, nel 2007, ha distribuito 497 tonnellate di cibo ad oltre 50 mila persone. I dormitori sono schizzati a quota 566, le mense popolari a 4974, i centri che distribuiscono vestiti a 1147. Due utenti su tre sono locali. Le famiglie povere, con meno di 1581 euro in quattro, sono 86969: 280 mila individui sotto i 582,20 euro al mese.
L´area a rischio povertà quest´anno supererà il 12%, 530 mila persone: la seconda città della regione. Un povero su 5 ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato e il 23,9% della popolazione non è in grado di reggere una spesa imprevista. Il 16,1% fatica ad acquistare alimenti e vestiti necessari. Nell´ultimo anno, nei ricoveri notturni della regione, la presenza di italiani è raddoppiata. Solo a Padova il 70% delle pensioni è inferiore a mille euro al mese. A Treviso l´indigenza assoluta, in sette anni, è cresciuta di un terzo e per la prima volta supera il 5%. A Vicenza il microcredito diocesano, che offre un massimo di 3 mila euro per fronteggiare difficoltà economiche temporanee, è aumentato del 50%: sette domande su dieci sono di vicentini con il posto fisso. «Rispetto al resto d´Italia - dice il direttore scientifico della Fondazione Nordest, Daniele Marini - restiamo un´isola felice. Per la prima volta però le imprese chiuse superano quelle aperte e la crescita è sotto il 2%. L´inedito impoverimento è frutto di grandi difficoltà nascoste».
Tra Schio, Thiene, Bassano e Montebelluna la processione dei «neocolpevoli di povertà» inizia alle 9. È la faccia della crisi di tessile, calzaturiero e abbigliamento. Davanti ai centri per l´impiego, fuori dalle 62 neonate «Agenzie di somministrazione di lavoro temporaneo», vagano centinaia di persone. Stipate nelle auto per dividere la benzina, fanno il giro di tutti gli sportelli. Depositano domande, verificano proposte. La maggioranza è del posto, tra i 45 e i 55 anni. Otto su dieci hanno un diploma di scuola superiore. Nove su dieci, perso il posto, non ne trovano un altro. Gli immigrati, disposti a tutto, vengono assunti direttamente. Per questo i veneti impoveriti odiano gli stranieri in fuga dalla fame. Criminalità e sicurezza coprono il problema più profondo: la concorrenza per una vita normale.
Il nemico, però, è comune: Cina, India, l´Est, il pezzo di mondo che sta scatenando il cortocircuito del Triveneto. Come a San Vendemiano. Leggendo la «Tribuna» il popolo dei mutui a tasso variabile ha scoperto che il secondo contribuente del paese, dopo Del Piero, è diventato uno sconosciuto contoterzista di Pechino. Solo protetto dall´anonimato il direttore di un ufficio di collocamento accetta di spiegare «la devastante guerra contro il fallimento» che scuote la culla del benessere. «Il cancro - dice - sono le agenzie interinali. Dovrebbero assumere, trattenere l´1% dello stipendio, garantire la paga nei periodi di mobilità. Nessuno applica la legge. La crisi è drammatica, la concorrenza spietata. Si tengono fino al 15% della paga, se finisci a spasso non coprono nulla. Prendere o lasciare: i ricchi diventano ancora più ricchi e la nuova massa dei poveri, per le statistiche, non è neppure disoccupata». Antonio, 39 anni di Arsiero, bussa da due anni alla porta dei suoi «agenti». Perito meccanico, raccatta meno di 500 euro al mese facendo il facchino a giornata. In aprile, lo sfratto. La moglie, con i due figli, è tornata nell´appartamento della madre. Troppo piccolo, per tutti. Lui, per un letto, fa il badante della zia.
La famiglia si riunisce ai giardini, dove la sera mangiano triangoli di pizza avanzata. Fino al 2006 era una famiglia normale: ora sono stritolati dal prestito chiesto ad una finanziaria on-line. «Ci ostiniamo a parlare di povertà - dice il sociologo Alessandro Castegnaro - invece il dramma è la nuova vulnerabilità. In tutta Italia cresce spaventosamente una invisibile società vulnerabile, con il fiato sul collo, priva di risorse per l´imprevisto. Si discute di Pil e competitività, si tace la mancanza di una rete di protezione contro l´esclusione sociale, contro la nuova esposizione di massa all´impoverimento».
In pochi giorni, senza colpa, si può finire dall´ufficio alla strada, dal tavolo di famiglia alla mensa delle suore. «La precarizzazione della vita - dice la ricercatrice Maria Bezze - è l´incubo fuori statistica che mina la nostra civiltà».
Matrimonio, lavoro, casa, pensione, possono saltare in ogni momento. Le conseguenze, psicologiche e politiche, sono incontrollabili.
All´Auchan di Mestre la «sindrome della quarta settimana» è una barzelletta vecchia. Bar e pizzerie si svuotano già con la seconda. Dalla metà del mese la pasta di marca resta sugli scaffali. Nella terza esplodono le spese con le tessere di credito. «Poi - dice la veterana delle cassiere - lavoriamo tre ore al giorno. E solo con le offerte». Una bomba innescata e sepolta. Vendere auto e telefonino, disdire il satellite e ripiegare su Jesolo, in Veneto non è un ritorno alla semplicità.
«Senza negri, cinesi e zingari - dice Nicola, 52 anni, contabile in una cartiera di Rossano - ce ne sarebbe per tutti. Scegliamo quelli che ci servono e teniamoci le badanti: gli altri a casa loro». Un percorso elementare, bruciato in pochi anni: sacrifici, ricchezza, impoverimento, paura, territorialismo, xenofobia, tolleranza zero. «I numeri - dice Tiziato Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan - non bastano a leggere la vita.
La miseria del Veneto, come nel resto d´Italia, è molto peggiore di quanto appaia. I tempi di reazione dello Stato sono inadeguati e stanno per scadere.
Siamo l´unica nazione europea priva di un piano di lotta alla povertà. Si confonde il welfare con la carità, seminiamo soldi invece che organizzare servizi. Così l´indice di disuguaglianza tra ricchi e poveri è il più alto del continente».
Steso su una panchina della stazione di Verona, Tiziano non ci ha mai pensato. Ha 59 anni, da 40 lavora in una segheria. Fino a ottobre era caporeparto. Poi gli hanno scoperto una malattia rara, contratta in Costa D´Avorio. È uscito dall´ospedale a fine maggio. Non ha più trovato la moglie, la casa, il lavoro. Fruga nei cestini e non sa, come dice Chiara Saraceno, che «anche la Finanziaria 2008 accentua gli squilibri redistributivi e non prevede misure per il contrasto della povertà». Per lui contano solo tre parole, che ripete come un rosario: «Sono rimasto solo». È questa la condanna muta che incombe su una terra di irripetibile grandezza, apripista per il resto del Paese: il passaggio dall´indigenza inconfessata alla rottura delle relazioni personali. L´Italia della povertà facile regredisce nella solitudine cronica. Anche il Veneto della solidarietà, tra Schio e Mogliano, avverte per le prima volta la febbre della sconnessione sociale. «Perché siamo fatti così - dice lo scrittore Ferdinando Camon - : senza soldi e lavoro prima ci chiudiamo, poi esplodiamo. Qui nessuno si rassegna, piuttosto sparisce. Ormai o si vive in nero, o si è morti: ma se la legalità diventa un lusso per pochi, il federalismo di Bossi fa ridere. Nell´impoverimento cresce solo una generazione violenta e pronta a tutto».
Corso Palladio, a Vicenza, è la sintesi dell´opulenza nordica al crepuscolo. Una mamma torna da scuola con la figlia. Controllano i prezzi di certe pentoline. Li scrivono in un quaderno, uno ad uno.
Poi passano al negozio di biancheria, quindi dall´orefice.
Compilano cataloghi completi per altri, imminenti shopping immaginari. Un barista dice che ogni giorno è così. Fino a settembre faceva la chimica in un caseificio. Adesso, la sera, porta la bambina dagli ex suoceri, indossa il vecchio camice e bussa al santuario di Monte Berico. Non ha più un euro, mai un acquisto, pulita come la felicità. Replica la commedia di un ruolo e interpreta un sogno, come i sommersi di un Veneto nuovo. Quel «Momento», nella vita, è passato e non se ne sono accorti.


