domenica 21 settembre 2008

Resoconto più o meno confuso, parte prima

Siamo partiti domenica 4 Agosto, alle 5 del pomeriggio (se non è partenza intelligente questa!!) con la macchina stracolma, ci siamo diretti alla volta del Brennero, dove abbiamo acquistato la “vignette”, e alle 20.45 abbiamo fatto il pieno di metano a Innsbruck.
Il navigatore con mappa europea si è rivelato indispensabile per poter trovare con precisione i distributori (anche se non sempre è preciso).
Siamo subito ripartiti, e in poco tempo, abbiamo valicato il confine a Füssen, per giungere nei pressi di Würzburg, dove avevo in programma il secondo rifornimento.
Il posto preciso si chiama Rottendorf e i distributore è self-service, mentre qui in Italia son tutti serviti e io non avevo mai fatto rifornimento tutto da solo, non c’erano istruzioni e le poche parole scritte erano in tedesco. Dopo aver armeggiato con il bocchettone per un quarto d’ora sono riuscito a collegarlo alla macchina e poi ho premuto il bottone ma invece di arogare il gas si è spento tutto l’impianto.

Se capita anche a voi: NON FATELO! Non premete il bottone rosso.

Ormai era mezzanotte passata e non c’era nessuno in giro che potesse aiutarci (o testimoniare), quindi con mooolta calma ho staccato il bocchettone, l’ho rimesso a posto e sono partito sgommando ma con estrema naturalezza.
Siamo andati a Werneck, a circa 30 Km, c’è un altro distributore dove grazie alle istruzioni in 4 lingue con tanto di foto e facendo tesoro della precedente esperienza sono riuscito a fare il pieno velocemente e in completa autonomia. Per la cronaca sulla colonnina dell’erogatore ci sono 2 bottoni: uno verde con scritto “START”  e uno nero con scritto “STOP”, questo facilita la vita non poco. Effettivamente ho notato anche un bottone rosso, molto grande anche se un pochino in disparte, con la scritta “EMERGENCY”, ho avuto la tentazione di premerlo ma la mia famiglia mi ha pesantemente dissuaso.
Ancora oggi ho paura di aprire la porta di casa e trovare la polizei che mi vuol arrestare: pikolo ittaliano maffioso und zabotatoren….

Da lì in poi è stato facile, abbiamo fatto rifornimento ogni 3/400 Km ad Hannover e a Flensburg (subito prima del confine con la Danimarca), in terra danese la mia (fino ad allora) sonnecchiante mogliettina mi ha dato il cambio così ho potuto sonnecchiare a mia volta con i piedi sul cruscotto. Infine il Ponte, quello con la P maiscola e dall’altra parte:LA SVEZIA.



Dopo circa 23 ore siamo giunti a Malmö, guidare mi piace, non mi pesa, sono le 4 del pomeriggio e quasi non sono stanco. Troviamo il campeggio e montiamo la tenda, il tempo è terribile, fa freddo, piove e tira vento. Il morale invece è alto.
Continua....

martedì 26 agosto 2008

Ritorno….

Sono tornato ieri.....
che tristezza il ritorno a casa........
Ho ancora troppa voglia di vacanze....

Öland

La vigilia di ferragosto ero sull'isola di Öland di fronte al Mar Baltico...
la foto è stata scattata a mezzanotte, la luna si specchia sul mare immobile, l'aria è tiepida, ogni tanto si vede una stella cadere lontano...
(prossimamente avrete il resoconto dettagliato delle vacanze)

domenica 3 agosto 2008

Saluti…..

Cari signori.......
venerdì si è rotto il clima della mia auto, ma poco importa, oggi parto per le vacanze!!!!

L'auto è stracolma di bagagli e io ho pronta la cartina europea dei distributori di metano, alle 16.00 parto e non so dirvi dove andrò e se tornerò....

Adieu

venerdì 1 agosto 2008

LA VERGOGNA DEI POVERI NEL PAESE DEI RICCHI

La Repubblica dell' 11 giugno 2008

 


Operai, pensionati, precari: sono costretti a vivere ai confini dell´indigenza. E nel Veneto ricco scappano anche dalla vergogna


 


LA VERGOGNA DEI POVERI NEL PAESE DEI RICCHI


 


SCHIO la terra più ricca del mondo nasconde il suo ultimo, imprevisto, osceno prodotto: il povero. La carriera del disperato, tra i capannoni della "Manchester d´Italia", è facile e fulminea.


 


di Giampaolo Visetti


Quella di Luca, 35 anni ricercatore, esemplare. È bastata la chiusura della società che gli affidava le analisi di mercato. I risparmi sono finiti in due mesi. Ora deve scegliere: o mantiene la moglie e il figlio, o paga il mutuo della casa. La sera fa il giro dei negozi per ritirare mele e pomodori che iniziano a marcire. Nella regione più elegantemente "capannonizzata" d´Europa, dove la disoccupazione ufficiale coincide con i giorni di vacanza alla fine degli studi, non occorre però perdere il lavoro. Chi fa la coda per la borsa-spesa dei frati di S. Lucia, ha il posto fisso. A Mario è successo dopo la fine dell´amore con Michela. Settecento euro per l´assegno di mantenimento dei due figli, quattrocento per un nuovo affitto, centocinquanta per bollette e benzina. Divorziare è un diritto da imprenditori: un professore separato, a entrare alla Despar, non ce la fa. Ma nemmeno una sarta, come Silvana. Fino all´anno scorso, a Valdagno, trascorreva la primavera sfogliando i cataloghi dei villaggi-vacanze in Sardegna. Perso il marito, passa il sabato a pulire magazzini. La domenica esce a pranzo con la figlia: 90 centesimi a testa, carne e contorno nella mensa della Caritas. «La festa - dice - mangiavamo sempre fuori. Non voglio che mia mamma capisca».


Il fronte dei poveri più invisibili, nel Veneto dei ricchi più appariscenti, sono però le parrocchie. È ancora qui, nelle sacrestie discrete della Pedemontana, che attorno alle sette del mattino si infila un ateo esercito di bancari, operai, commesse, manovali, cameriere e pensionati. Sono gli stessi che un´ora dopo si incontrano in giro, al lavoro. Agli immigrati contendono tre cose: vestiti, scarpe, panini. «Sono troppe - dice l´economista Enzo Rullani - le famiglie che viaggiano sotto i 1300 euro al mese. È un segmento importante di società, alimentato da quel macigno impressionante che è la paralisi decisionale dell´apparato pubblico». Se c´è la gita scolastica da pagare, si spiega che il figlio ha la febbre. Quando si scopre il ticket, si rinvia la visita medica all´autunno. Se si rompe la lavatrice, si unisce distrattamente il bucato a quello dei nonni. A Padova ha appena riaperto il vecchio banco dei pegni e le gioiellerie sono tornate ad esporre un cartello: «Compro oro». Clienti di questa mattina: signore con i denti guasti, universitari con la retta annuale, padri con la rata dell´auto, artigiani con le cambiali per le tasse. Tutti veneti, venetissimi, normalissimi e perfino convinti serenissimi. Eppure, a Dueville, sul cavalcavia c´è scritto: «Via i poveri».


Un´amnesia, nella culla dei «poareti» emigrati in mezzo mondo. Ma è qui, davanti ad una fila di Rolex d´oro in vetrina, che si annuncia il vento di una crisi senza precedenti. Gli orologi sono in «offerta cresima». Dietro l´estremità dell´eccesso affiora l´impercettibile punta dell´iceberg dell´impoverimento sommerso del Paese. Dentro, si sente lo scricchiolio di una regione ancora ricca, ma terrorizzata dallo spettro di un passato di privazioni.


Una frana in movimento. «Se anche il Veneto comincia a non farcela più a stare dentro - dice don Giovanni Sandonà, direttore della Caritas di Vicenza - significa che l´Italia ha rinunciato ad affrontare la sua emergenza più drammatica». Le cucine popolari di via Tommaseo, davanti alla stazione di Padova, occupano i duecento metri più miserabili del forziere del Nordest.


Fino a tre anni fa, suor Lia serviva immigrati, barboni, prostitute e drogati. Ora la metà dei buoni-pasto viene presentata dai pendolari del centro, decorosi e umidi di colonia, e dai vecchi del quartiere Due Palazzi, sempre protetti dal berretto di lana. Sono le 13 e la mensa somiglia ad un forte assediato. Sulla strada stazionano due Mercedes grigie dei «Comitati per la sicurezza». Le ronde della Lega controllano chi entra e chi esce e distribuiscono volantini: «Via la feccia e i fannulloni». Pensavano ai clandestini. Invece scoprono che «la feccia» è sempre più «padana», sempre più «normale», sempre più «occupata», praticamente «gente di famiglia». Uno choc. «È impressionante - dice suor Lia - la rapidità dell´incattivimento sociale. Si pretende di ghettizzare il bisogno in aree invisibili. Non vogliamo vedere la povertà perché smaschera il deserto che la genera». Il problema è che molti la misurano, ma pochi ci riescono. Tra Verona e Treviso la povertà è una colpa, una malattia, una vergogna. Chi si macchia di questo reato deve nascondere il suo sigillo. O fuggire.


«Conosco famiglie - dice il poeta Andrea Zanzotto - che riprendono i treni dei nonni emigrati in Francia e Germania, o che ripartono per le Americhe. L´onda della ricchezza sicura è passata. Ma a far soffrire di più non sono le ristrettezze: scappano dal giudizio di fratelli e amici, dal confronto impietoso con il successo dei vicini». Del resto la «zona grigia», anche nella «Cina d´Europa», si allarga. Il Banco alimentare del Veneto, nel 2007, ha distribuito 497 tonnellate di cibo ad oltre 50 mila persone. I dormitori sono schizzati a quota 566, le mense popolari a 4974, i centri che distribuiscono vestiti a 1147. Due utenti su tre sono locali. Le famiglie povere, con meno di 1581 euro in quattro, sono 86969: 280 mila individui sotto i 582,20 euro al mese.


L´area a rischio povertà quest´anno supererà il 12%, 530 mila persone: la seconda città della regione. Un povero su 5 ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato e il 23,9% della popolazione non è in grado di reggere una spesa imprevista. Il 16,1% fatica ad acquistare alimenti e vestiti necessari. Nell´ultimo anno, nei ricoveri notturni della regione, la presenza di italiani è raddoppiata. Solo a Padova il 70% delle pensioni è inferiore a mille euro al mese. A Treviso l´indigenza assoluta, in sette anni, è cresciuta di un terzo e per la prima volta supera il 5%. A Vicenza il microcredito diocesano, che offre un massimo di 3 mila euro per fronteggiare difficoltà economiche temporanee, è aumentato del 50%: sette domande su dieci sono di vicentini con il posto fisso. «Rispetto al resto d´Italia - dice il direttore scientifico della Fondazione Nordest, Daniele Marini - restiamo un´isola felice. Per la prima volta però le imprese chiuse superano quelle aperte e la crescita è sotto il 2%. L´inedito impoverimento è frutto di grandi difficoltà nascoste».


Tra Schio, Thiene, Bassano e Montebelluna la processione dei «neocolpevoli di povertà» inizia alle 9. È la faccia della crisi di tessile, calzaturiero e abbigliamento. Davanti ai centri per l´impiego, fuori dalle 62 neonate «Agenzie di somministrazione di lavoro temporaneo», vagano centinaia di persone. Stipate nelle auto per dividere la benzina, fanno il giro di tutti gli sportelli. Depositano domande, verificano proposte. La maggioranza è del posto, tra i 45 e i 55 anni. Otto su dieci hanno un diploma di scuola superiore. Nove su dieci, perso il posto, non ne trovano un altro. Gli immigrati, disposti a tutto, vengono assunti direttamente. Per questo i veneti impoveriti odiano gli stranieri in fuga dalla fame. Criminalità e sicurezza coprono il problema più profondo: la concorrenza per una vita normale.


Il nemico, però, è comune: Cina, India, l´Est, il pezzo di mondo che sta scatenando il cortocircuito del Triveneto. Come a San Vendemiano. Leggendo la «Tribuna» il popolo dei mutui a tasso variabile ha scoperto che il secondo contribuente del paese, dopo Del Piero, è diventato uno sconosciuto contoterzista di Pechino. Solo protetto dall´anonimato il direttore di un ufficio di collocamento accetta di spiegare «la devastante guerra contro il fallimento» che scuote la culla del benessere. «Il cancro - dice - sono le agenzie interinali. Dovrebbero assumere, trattenere l´1% dello stipendio, garantire la paga nei periodi di mobilità. Nessuno applica la legge. La crisi è drammatica, la concorrenza spietata. Si tengono fino al 15% della paga, se finisci a spasso non coprono nulla. Prendere o lasciare: i ricchi diventano ancora più ricchi e la nuova massa dei poveri, per le statistiche, non è neppure disoccupata». Antonio, 39 anni di Arsiero, bussa da due anni alla porta dei suoi «agenti». Perito meccanico, raccatta meno di 500 euro al mese facendo il facchino a giornata. In aprile, lo sfratto. La moglie, con i due figli, è tornata nell´appartamento della madre. Troppo piccolo, per tutti. Lui, per un letto, fa il badante della zia.


La famiglia si riunisce ai giardini, dove la sera mangiano triangoli di pizza avanzata. Fino al 2006 era una famiglia normale: ora sono stritolati dal prestito chiesto ad una finanziaria on-line. «Ci ostiniamo a parlare di povertà - dice il sociologo Alessandro Castegnaro - invece il dramma è la nuova vulnerabilità. In tutta Italia cresce spaventosamente una invisibile società vulnerabile, con il fiato sul collo, priva di risorse per l´imprevisto. Si discute di Pil e competitività, si tace la mancanza di una rete di protezione contro l´esclusione sociale, contro la nuova esposizione di massa all´impoverimento».


In pochi giorni, senza colpa, si può finire dall´ufficio alla strada, dal tavolo di famiglia alla mensa delle suore. «La precarizzazione della vita - dice la ricercatrice Maria Bezze - è l´incubo fuori statistica che mina la nostra civiltà».


Matrimonio, lavoro, casa, pensione, possono saltare in ogni momento. Le conseguenze, psicologiche e politiche, sono incontrollabili.


All´Auchan di Mestre la «sindrome della quarta settimana» è una barzelletta vecchia. Bar e pizzerie si svuotano già con la seconda. Dalla metà del mese la pasta di marca resta sugli scaffali. Nella terza esplodono le spese con le tessere di credito. «Poi - dice la veterana delle cassiere - lavoriamo tre ore al giorno. E solo con le offerte». Una bomba innescata e sepolta. Vendere auto e telefonino, disdire il satellite e ripiegare su Jesolo, in Veneto non è un ritorno alla semplicità.


«Senza negri, cinesi e zingari - dice Nicola, 52 anni, contabile in una cartiera di Rossano - ce ne sarebbe per tutti. Scegliamo quelli che ci servono e teniamoci le badanti: gli altri a casa loro». Un percorso elementare, bruciato in pochi anni: sacrifici, ricchezza, impoverimento, paura, territorialismo, xenofobia, tolleranza zero. «I numeri - dice Tiziato Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan - non bastano a leggere la vita.


La miseria del Veneto, come nel resto d´Italia, è molto peggiore di quanto appaia. I tempi di reazione dello Stato sono inadeguati e stanno per scadere.


Siamo l´unica nazione europea priva di un piano di lotta alla povertà. Si confonde il welfare con la carità, seminiamo soldi invece che organizzare servizi. Così l´indice di disuguaglianza tra ricchi e poveri è il più alto del continente».


Steso su una panchina della stazione di Verona, Tiziano non ci ha mai pensato. Ha 59 anni, da 40 lavora in una segheria. Fino a ottobre era caporeparto. Poi gli hanno scoperto una malattia rara, contratta in Costa D´Avorio. È uscito dall´ospedale a fine maggio. Non ha più trovato la moglie, la casa, il lavoro. Fruga nei cestini e non sa, come dice Chiara Saraceno, che «anche la Finanziaria 2008 accentua gli squilibri redistributivi e non prevede misure per il contrasto della povertà». Per lui contano solo tre parole, che ripete come un rosario: «Sono rimasto solo». È questa la condanna muta che incombe su una terra di irripetibile grandezza, apripista per il resto del Paese: il passaggio dall´indigenza inconfessata alla rottura delle relazioni personali. L´Italia della povertà facile regredisce nella solitudine cronica. Anche il Veneto della solidarietà, tra Schio e Mogliano, avverte per le prima volta la febbre della sconnessione sociale. «Perché siamo fatti così - dice lo scrittore Ferdinando Camon - : senza soldi e lavoro prima ci chiudiamo, poi esplodiamo. Qui nessuno si rassegna, piuttosto sparisce. Ormai o si vive in nero, o si è morti: ma se la legalità diventa un lusso per pochi, il federalismo di Bossi fa ridere. Nell´impoverimento cresce solo una generazione violenta e pronta a tutto».


Corso Palladio, a Vicenza, è la sintesi dell´opulenza nordica al crepuscolo. Una mamma torna da scuola con la figlia. Controllano i prezzi di certe pentoline. Li scrivono in un quaderno, uno ad uno.


Poi passano al negozio di biancheria, quindi dall´orefice.


Compilano cataloghi completi per altri, imminenti shopping immaginari. Un barista dice che ogni giorno è così. Fino a settembre faceva la chimica in un caseificio. Adesso, la sera, porta la bambina dagli ex suoceri, indossa il vecchio camice e bussa al santuario di Monte Berico. Non ha più un euro, mai un acquisto, pulita come la felicità. Replica la commedia di un ruolo e interpreta un sogno, come i sommersi di un Veneto nuovo. Quel «Momento», nella vita, è passato e non se ne sono accorti.


 


http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/06/11/veneto-la-vergogna-dei-poveri-nel-paese.html



giovedì 24 luglio 2008

Scuola

Da diversi giorni, ormai, nei centri commerciali si vedono gli scaffali colmi di cancelleria e zainetti per la scuola.
Ieri ho visto una signora che faceva provare al figlio il grembiulino azzurro.
Ma non è un po' troppo presto??

domenica 6 luglio 2008

Nuovo acquisto

Finalmente....
Da Balorso

Dopo cinque mesi ho acquistato un nuovo navigatore GPS.Capirossi2008

Costo: 99 Euri da Mediaworld con mappe europee.

Molto ma molto interessante, sembra funzionare meglio del mio vecchio TomTom che ho pagato più del doppio. Ma non credo che lo userò tutti i giorni, son troppo paranoico, ho paura che me lo freghino e con la fortuna che mi ritrovo mi forzeranno la serratura dalla parte del passeggero chè è l'unica che funziona.   Sarà invece molto utile durante le vacanze, che saranno "on the road".

Per ora ho trovato solo due difetti: il primo è che il supporto va agganciato alle alette delle bocchette di aereazione, praticamente una schifezza, senza contare che nella mia auto le alette sono verticali e non orizzontali e neanche volendo si può utillizzare. Ma sono riuscito a togliere i ganci al supporto e a fissarlo con una vite alla plancia, dove ci sono due bottoni "finti" (probabilmente esistono sulla versione diesel), quindi non ho rovinato la plastica del cruscotto. Il risultato è eccellente sia dal punto di vista estetico che da quello funzionale.

Il secondo difetto è il più grave, si tratta del faccione della foto, mi mette ansia e malumore . Lo hanno messo perfino sulla scatola, che quasi non volevo comprarlo. Invece di dar soldi a quello lì non potevano farmi ancora uno sconto?? Al posto suo basta mettere una scritta ad effetto, tipo "funziona bene e costa poco", io l'avrei comprato più volentieri. Perchè devono mettere quel faccione lì?? Sembra uno di quei manifesti elettorali dove un politico (uno a caso) promette gnocca e patata gratis per tutti....   Sono gli esperti della comunicazione e del marketing che fanno 'ste robe che io proprio non capisco. Forse hanno ragione loro e ne vendono molti di più solo grazie al faccione in bella mostra e invece io sono un tipo strano e poco raccomandabile. No, non credo proprio!!

  Comunque ormai l'ho acquistato, speriamo che duri almeno un annetto!!!

mercoledì 2 luglio 2008

Aggiornamento

Ieri ho portato la macchina dal meccanico e ho fatto sotituire il pneumatico forato.
Ho scoperto che il copertone dentro aveva ancora una discreta quantità di liquido lattescente e appiccicoso, perchè il liquido si solidifichi sul foro, proprio dove serve e solo lì, non credo lo capirò mai.
In compenso sono riuscito a recuperare il pezzo di bastardo-metallo:


PezzoDiMetallo
Come ha fatto a conficcarsi nella mia gomma?? Perchè??
Anche questo non lo sapremo mai....

Oggi la macchina è pronta e quindi si può lavorare.

Che peccato!!

lunedì 30 giugno 2008

La macchina del capo…….

Oggi ho forato a 40 kilometri da casa.
Le auto a metano prodotte dalla Fiat sono prive della ruota di scorta e pure del famigerato ruotino, forse a Torino pensano che le macchine con le bombole abbiano dei copertoni più robusti.
Quello che ho trovato in dotazione è uno strano compressore da attaccare all'accendisigari con innestata una bomboletta che i geniali ingegneri hanno chiamato FIX&GO.
Ho passato circa mezz'ora inginocchiato nel parcheggio con un cacciavite e una pinza (porto sempre con me una cassetta degli attrezzi, non si sa mai) cercando di tirar fuori un pezzo di metallo dal battistrada, ma invece di uscire quel maledetto andava sempre più giù, ma non è stato tempo sprecato, visto che c'erano almeno 30 gradi e che ero in ginocchio, ho potuto invocare tutti i santi che mi venivano in mente.
Alla fine ho dovuto rinunciare e ho cercato di spingerlo più a fondo che potevo, sperando che cadesse all'interno.
A questo punto ho potuto collegare l'aggeggio bislacco alla valvola della ruota, l'ho acceso e ha cominciato a pompare dentro lo strano liquido producendo un rumore infernale.
Dopo  5 minuti mi sono accorto che lo strano liquido, appiccicoso e puzzolente, usciva dal foro e si spandeva sull'asfalto.
Dopo 10 minuti il liquido smetteva di uscire.
Dopo 15 minuti la ruota era gonfia a 3 atmosfere.
Come ciò sia potuto succedere resta un mistero, come e perchè quel buco sulla gomma si sia tappato, in base a quale arcano prodigio.... boohh!
Sono riuscito a ritornare a casa, fermandoni ogni tanto per dar due calci alla ruota e tutte le volte era gonfia.
Ho lasciato l'auto nel parcheggio del mio meccanico di fiducia, così domattina sostituirà il copertone e io potrò vedere cosa c'è dentro......

giovedì 19 giugno 2008

Polizia

Questa mattina percorrevo l'autostrada con la mia auto, quando una pattuglia della stradale mi ha affiancato e fatto accostare.
Non posso dire molto sul perchè mi abbiano fatto accostare, ma voglio ringraziarli per la cortesia e la professionalità.
Grazie,
loro sanno perchè!

mercoledì 18 giugno 2008

domenica 8 giugno 2008

Settimana

Settimana piuttosto impegnativa, quella che è appena passata.
Ho lavorato molto per poter portare a casa la solita piccola pagnotta.
Venerdì, invece, me la sono presa comoda e sono andato a Padova per vedere la fine di un povero capodoglio.


capodoglio





































Si è spiaggiata dalle parti di Piombino, è una femmina, 12 tonnellate di stazza  per 15 metri di lunghezza (i maschi sono più grandi, arrivano a pesare il doppio), hanno dovuto chiamare i pompieri con la gru per scaricarla dal camion.

giovedì 22 maggio 2008

Pulizie di primavera 3

La prima regola per avere la casa pulita è: NON SPORCARE!
Talmente banale e scontata che spesso viena dimenticata.

Allo stesso modo, la prima regola per vivere senza oggetti superflui è: non comprare!!!

Ogni giorno che passa mi accorgo di possedere qualcosa di superfluo, qualcosa che non è solo privo di utilità ma che mi complica la vita anzichè semplificarmela.
Sono tutte cose acquistate in preda al delirio consumistico, con la convinzione che siano indispensabili, ma poi occupano spazio, hanno bisogno di batterie, hanno bisogno di essere pulite, hanno bisogno di manutenzione, richiedono molte attenzioni e in cambio non mi danno nulla, anzi diventano zavorra.
Qualcuno ha detto: "Ciò che credi di possedere, alla fine ti possiede"
Lo so che sono noioso ma ho bisogno di ripetere (ripeterMI) queste riflessioni, per scongiurare ricadute e recidive.

Oggi però è stato un gran giorno! Oggi ho fatto "esercizio spirituale"!!
Due ore di shopping estremo in tre negozi diversi, in un crescendo frenetico: prima 40  minuti al "Decathlon", poi 40 minuti al "Media-World" e infine 40 minuti al "Castorama".
Ho visto cose meravigliose: palle da rugby e palle da golf, il binocolo, l'orologio sportivo a 10 Euri, la canoa gonfiabile, l'arco con le frecce, le manopole per la bici, la tenda che si monta da sola in due secondi, le ricetarsmittenti portata 10 Km, i DVD in promozione, il mouse wireless, il tappettino per il mouse, un telefono fatto a bocca
EC.TMA.HOTLIPS







e poi le viti, i cacciaviti, i ganci, le mensole, le frese, le lame al tungsteno, il martello demolitore, la saldatrice.......









Alla fine ce l'ho fatta!!! Sono uscito senza comperare nulla!!!!
Che cosa memorabile!!!!


Promette bene!!!









sabato 3 maggio 2008

Senza titolo 2

Nel paese nordico, dove tutti pagano le tasse con grande onestà
basta un messaggino per ottenere l'informazione dall'erario


Fisco, ma in Finlandia basta un sms
per sapere il reddito del vicino


dall'inviato EMILIO MARRESE



HELSINKI - Vuoi sapere quanto guadagna il tuo collega di lavoro o il tuo dirimpettaio? Basta mandare un sms e l'Agenzia delle entrate ti risponderà subito con la cifra denunciata sulla sua ultima dichiarazione dei redditi. Come se fosse l'orario dell'autobus: un servizio qualsiasi. Tranquilli, però: questo accade solo in Finlandia. Qui tutti possono sapere tutto di tutti. Neanche Visco poteva concepire un meccanismo così diabolico. Ma a Helsinki e dintorni il rischio di scoprire che il gioielliere sotto casa incassi meno di un metalmeccanico è prossimo allo zero: al fisco non si mente, da queste parti.

Il numero ficcanaso è gestito dalla compagnia di servizi telefonici Fonecta. Si invia al 16400 un sms con nome, cognome e città dell'indagato e, al costo di un euro e 90, arriva la risposta. Nel testo si deve inserire all'inizio anche la parola Vero, che in finnico significa tasse: la sincerità comincia dal vocabolario, nel Paese primo al mondo - secondo World democracy audit - per democrazia, diritti civili e politici, libertà di stampa e assenza di corruzione. Secondo un sondaggio del quotidiano Helsingin Sanomat, al 40 per cento dei finlandesi piace molto farsi gli affari economici altrui.

Nella patria della Nokia, con il cellulare si può pagare tutto via sms, incluso il gettone per la toilette in autostrada. Si può perfino conoscere la storia di un'auto che si vuole acquistare, dai passaggi di proprietà, ai bolli e alle revisioni mancate. Perfino gli eventuali sospesi con assicurazioni e vigili urbani.

L'uscita del giornale Veroporsi, che pubblica le entrate di tutti i contribuenti, è sempre attesa con grande impazienza dai finlandesi: così, per passare un sabato pomeriggio diverso rispetto alla solita telecronaca delle corse con l'automobile, cioè di culturisti che si caricano un'auto in braccio e fanno a chi arriva primo.

L'altra faccia di tutta questa esagerata trasparenza, però, è la delazione. Non è infrequente che, adocchiata la nuova lussuosa macchina del vicino di casa, l'impiccione di turno verifichi via sms quanto ha dichiarato al fisco e poi telefoni per segnalare l'incongruenza.

Hanno una strana idea di privacy, i finlandesi, popolo solitario e individualista per tradizione e Dna. Al punto che i corsi per non arrossire in pubblico sono frequentatissimi. Ad esempio, chi è interessato ad acquistare una baita - quella mokki che corrisponde alla dacia russa - negli annunci immobiliari troverà sempre indicata anche la distanza dal naapuri, il temuto vicino di casa: "50 metri, ma non si vede", "200 metri, ma viene di rado" "100 metri, ma dorme sempre". I soggiorni delle case hanno ampie vetrate, ma guai, anche se siete amici, sbirciare dentro e fare ciao ciao con la manina alla famiglia che sta mangiando in bella vista: è considerato un grave atto di maleducazione. Nei condomini la regola è non salutarsi per le scale, salvo poi ritrovarsi ignudi il sabato nella sauna comune e, sotto la doccia, sentirsi chiedere da quello del piano di sopra se puoi gentilmente insaponargli la schiena. Ricambierà il favore: è normale, ma l'intimità del gesto non sarà sufficiente per scambiarsi un buongiorno la volta seguente in ascensore. Checché si pensi degli scandinavi, i finlandesi sono invece assai pudici e riservati.

L'evasione fiscale da queste parti ha percentuali ininfluenti: altro che Italia, dove il sommerso calcolato intorno ai 160 miliardi di euro praticamente corrisponde al Pil di tutta la Finlandia. La pressione fiscale, invece, è leggermente superiore alla nostra: 43,3 contro 42,3 per cento. Ma tra il leggendario sistema welfare finnico e il nostro c'è il noto abisso. Servizi sociali, sanità, trasporti, scuola: un paradiso. Basti dire che qui una casa c'è per tutti e il sussidio per i disoccupati arriva a coprire il 72 per cento dell'ultimo salario contro il 7 per cento italiano.

Gli studenti non pagano rette universitarie mentre nella scuola dell'obbligo libri, materiali, mensa e trasporti (oltre i cinque chilometri) sono gratuiti. Ogni finlandese possiede dalla nascita un codice sociale assegnatogli dal Maistraatti, il registro della popolazione, al quale corrisponde tutta la propria biografia: qualsiasi impiegato statale può, attraverso quel codice, visualizzare vita morte e miracoli di ciascuno, compreso il grado di istruzione, quanto ha speso l'ultima volta dal dentista e se deve ancora pagare una rata della lavastoviglie. Un incubo orwelliano.

La dichiarazione dei redditi serve anche a pagare le multe rimediate al volante: sono calcolate in proporzione al reddito. Fu grazie a questo sistema, mica tanto sbagliato, che quattro anni fa il giovane rampollo di una famiglia di industriali, tal Jussi Salonoja, che aveva un imponibile di sette milioni, si beccò una contravvenzione record di 170 mila euro per aver superato di 40 chilometri orari il divieto di velocità in centro.

Così non è strano che, quando la polizia stradale ti ferma, la prima cosa che ti chiede, con libretto e patente, è quanto guadagni. "Mi capitò in questa circostanza di dire una certa cifra" racconta Nicola Rainò, direttore della Rondine, periodico in italiano. "Il poliziotto controllò con il suo telefonino e mi corresse: l'anno precedente avevo guadagnato meno e la multa me l'avrebbe fatta in rapporto a quello che risultava a lui. Per fortuna".

(dal Venerdì del 29 febbraio 2008)

Su un articolo così si potrebbe parlare per giorni.......

sabato 12 aprile 2008

Pulizie di primavera 2

Fare le pulizie non è il migliore dei modi per passare il sabato pomeriggio, ma io ho poco tempo libero e troppe cose superflue. Oggi mi sono occupato della libreria.
A dire il vero la casa intera è disseminata di librerie, scaffali e altri mobili colmi fino all'inverosimile. La libreria in questione è quella del piano superiore, contiene i miei libri "professionali", legati al mio passato scolastico e al mio attuale lavoro (saggi, romanzi e fumetti sono in altri posti).
I libri sono stati accuratamente impilati in ordine di consultazione e mi sono accorto che occupano solo un terzo dello spazio, il resto è tutto materiale che ho sottoposto a una selezione rigorosa. Ho trovato cose incredibili, per esempio una busta piena di depliant di una azienda che produce stufe e caminetti il cui timbro postale risaliva al 1998 (oooooh!! son passati 10 anni),
opuscoli, riviste, cataloghi, tre agende dell'anno 2000 di tre colori diversi, di tre banche diverse ma tutte e tre intonse. Soprattutto tonnelate di appunti di lezione, vecchi quaderni, fotocopie, dispense.


Quello che più mi ha colpito sono stati due fascicoli di appunti, presi di mio pugno, non ho dubbi, la mia grafia è inconfondibile, ma di cui non ho memoria. In uno avevo preso appunti di chimica organica, basi puriniche e pirimidiniche, l'altro fascicolo trattava di analisi della varianza, ma non ricordo come, dove e perchè ho preso quegli appunti, nemmeno sono in grado di ricordare le nozioni che avevo trascritto. Non mi sono state utili allora (se non per superare gli esami) come non mi sono utili oggi, ho dimenticato tutto, eppure allora le trovavo interessanti, forse quasi piacevoli da studiare, oggi non mi dicono nulla, è strano come siano cambiate le mie prospettive e le mie priorità.......


Ho buttato via tutte quelle cose inutili e ormai estranee, è tempo di essere più "leggeri".